PIÙ CONTROLLI SU SFRUTTAMENTO RISORSE MINERARIE
Lo sfruttamento e la commercializzazione delle risorse minerarie estratte dal sottosuolo congolese - come il coltan, la cassiterite, il platino o l’iridio – e le pietre preziose o semi-preziose saranno sottoposti d’ora in avanti alle verifiche del ‘Centre d’évaluation, d’expertise et de certification’ (Cee): lo stabilisce una disposizione del ministero delle Miniere di Kinshasa che amplia le facoltà di controllo dell’ente statale, finora limitate ai diamanti e all’oro, ad altri metalli pregiati di cui è ricca la Repubblica democratica del Congo. Grazie al provvedimento – spiegano fonti governative – verifiche più frequenti e accurate consentiranno di ridurre l’evasione fiscale legata all’estrazione e alla vendita delle risorse, a beneficio delle casse dello Stato. Se correttamente applicata, la disposizione ministeriale consentirà allo stesso tempo di accertare l’origine dei beni del sottosuolo, aumentare i controlli doganieri e seguire il loro percorso fino alla destinazione finale, nell’ambito di un piano di lotta al contrabbando e allo sfruttamento illegale. L’ex-Zaire possiede ingenti risorse minerarie che hanno da sempre alimentato l’interesse di paesi stranieri, sia dei suoi vicini africani che di nazioni occidentali che hanno spesso utilizzato milizie armate per tutelare i propri interessi e ottenerne il controllo. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha aperto diversi dossier in proposito, in particolare riguardo all’estrazione illegale e il contrabbando di coltan – utilizzato nell’industria elettronica – da parte degli eserciti di Rwanda, Uganda e Burundi nella regione orientale del Kivu durante la cosiddetta ‘prima guerra mondiale africana’ (1998-2003).
Da MISNA
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